Mormanno

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Mormanno: un po' di storia

Posta a 840 metri s/m., la cittadina si stende, al presente, dalle propaggini della Costapiana al vallone di Posillipo.
Collocate invece su quattro colli sono le abitazioni del vecchio centro storico.
Il più antico nucleo abitato, esposto ad est, è quello della Costa, sul colle dell’Annunziata. Seguono: ad ovest San Michele; a nord, la Torretta; a sud, San Rocco.
La nascita di Mormanno, secondo un’ipotesi di studiosi locali priva di dimostrazione, risalirebbe alla venuta dei longobardi, e cioè alla fine del IX secolo.

Il nome

Il nome potrebbe aver avuto origine dal personale germanico Marimannus o Merimannus .

Potrebbe anche riferirsi alla presenza di militari germanici, gli arimanni, prima aggregati all’esercito longobardo e poi usati come mercenari ai quali il Principe di Salerno e Capua avrebbe concesso un territorio compreso tra il gastaldato di Laino e la rocca di Papasidero detto appunto mons arimannorum.

In un documento di non accertata autenticità redatto agli inizi del XII secolo appare il nome di terram Miromanum ceduta da Ugo di Chiaromonte, feudatario d’origine francese dell’omonimo paese lucano e vassallo del citato principato, a tale Sasso o Sassone, vescovo di Cassano allo Jonio.

Il toponimo Muromannas, Muromannas , figura in un testo greco nell’anno 1092.
Nel 1108 in una nota dotale si parla di beni posseduti a Muromana da tale Trotta figlia di Altruda. L’atto è compilato dal papas Costantino, prete di Muromanas.

Nel 1195 un certo Pietro chiede ad Ilario, archimandrita del monastero di Carbone, di ornare la chiesa di S. Caterina di Muromannas.
  
Nel 1274 in un documento diretto al vescovo di Cassano allo Jonio, appare: “Miromagna in quo sunt fucularia hominum ultra ducentum et tres et valet annuatim auri unciae XXXVI” .
In uno scritto della cancelleria Angioina (Napoli archivio di Stato vol. 155 intitolato Carolus II), al foglio 992 datato 27 luglio 1304, si riparla di Mormanno in una petizione rivolta al vescovo di Cassano allo Jonio per riottenere il diritto di pascolo che “li homini di Miromagne” avevano sul territorio di Layno.

In un atto di procedura giudiziaria della stessa cancelleria, vol. 328, 16 marzo 1344, è menzionato ancora il nome della cittadina: “Pro universitate castri Miromagne ex Johanna ac regentibus Curiam Viarie Regni Sicilie”.

Su di una pergamena che conteneva un contratto di compra vendita redatto da tale notaio Francesco De Leone nell’anno 1555 in possesso nel secolo scorso del signor Alberto Genovesi, sottoscrivono sei testimoni che dichiarano di essere di Miromagno.

In questo stesso secolo si segnala, tra i documenti storici più significativi, un verbale della consacrazione della chiesa parrocchiale in onore di Maria Vergine Assunta. Tale atto è datato 15 settembre 1568 ed è firmato dal Vescovo di Cassano Jonio pro tempore Giovan Battista Serbelloni. Questa chiesa è ricca di opere.

XVII-XVIII secolo

La città fu governata poi dagli Orsini. Passò quindi ai Sanseverino che ancora ne erano baroni nel 1612.

Nel 1624 Muzio Guaragna diviene barone di Mormanno.
Francesco Guaragna, suo erede, il 16 marzo del 1635, vende la baronia, per 16.000 ducati, a Persio Tufarelli.
  
Tra gli atti parrocchiali più significativi se ne ricorda uno redatto il 5 settembre 1790 dal sacerdote don Nicola Cersosimo relativo alla riconsacrazione della Chiesa dopo lavori di completo rifacimento.
Officiò Monsignor Paolino Pace, mormannese, allora Vescovo di Vico Equense in sostituzione del Vescovo G. B. Coppola di Cassano allo Jonio, impedito per malattia .
Ritornando alla storia civile troviamo che il 4 aprile 1795 Filippo Tufarelli cede la baronia, dopo 160 anni di gestione, al potere sovrano in cambio di una pensione annua di 136 ducati.

XIX secolo

Mormanno seguì così le sorti del Regno di Napoli e delle sue vicende fino all’avvento garibaldino e quindi al Regno D’Italia. Che cosa aveva lasciato tanto asservimento?
Nei nobili un’accentuata miseria dovuta alla progressiva perdita del potere politico ed economico.
Già alla fine del 1800 essi hanno venduto tutto, latifondi e case .
Oggi nessuno ricorda più nemmeno il loro casato.
Nel clero, che aveva dato alla Chiesa un Cardinale, Niccolò Sala, e quattro Vescovi, Paolino Pace, Pietro Fedele Grisolia, Giuseppe Rossi e Vincenzo Maria Armentano, tutti provenienti da ceti medio alti, confluì pure una presenza più popolare che, in un contesto povero, vi cercò rifugio pur consapevole di avviarsi ad una vita fatta di sacrifici e di stenti.
Pur vestendo la talare continuavano ad essere contadini e operai.
A tanti numerosi preti restavano come uniche occasioni per racimolare scarse e povere elemosine, la benedizione pasquale delle case, i funerali e le messe in suffragio dei defunti.
Si spostavano anche fuori paese per celebrare novene in santuari campestri, come quello della Madonna della Catena, o presso famiglie di contadini. Se si pensa poi che tra tanti questuanti vi erano anche picòzzi, frati cercatori, e custodi delle varie chiese e cappelle,’nfèrti, cioè gli offerti ai vari servizi, ci si accorge come fosse veramente difficile sbarcare il lunario.
Solo l’Arciprete aveva un appannaggio più consistente che difficilmente divideva con i confratelli.
La Parrocchia riscuoteva, anche se man mano sempre più ridotti, censi, interessi per lasciti o per enfiteusi.

Il popolo, non limitato nella sua prolificità dall’ignoranza, dal bisogno (più ci sono braccia più è assicurato il pane per la vecchiaia), dagli obblighi imposti dall’etica religiosa (crescete e moltiplicate), costretto a vivere in un posto isolato e avaro di risorse naturali, indifeso, costretto ad essere ignorante, pativa i disagi più impensati derivanti dalle povere condizioni di vita.
A lungo andare le frustrazioni avevano prodotto una rassegnazione quasi fatalistica ad un destino fatto di soprusi ed angherie.

Nella storia di Mormanno non vi sono stati avvenimenti tali da aver fatto storia, determinando nuove condizioni di vita.
Monotono, continuo e asfissiante è stato il vassallaggio.
Nessuno aveva visto i Ferdinando, i Carlo o le Caroline.
Se ne avvertiva però la presenza attraverso tutta una serie di obblighi e di carichi. Sempre presenti erano pure i Signùri Patrùni, i Signùri Cumpàri, i rappresentanti del Re e del governo che con astuzie e cavilli sfruttavano i poveri.
Nonostante tutto, questo era stato il popolo che aveva costruito, per ben tre volte, la sua chiesa, che era diventato esperto ed industrioso pastore (produttore di lane, pelli e formaggi), creatore di piccole industrie come le gualchiere, capace ed esperto nell’arte del legno.

Tra il 1860 ed il 1900 il passaggio al Regno d’Italia fu lento e quasi insensibile.
Nel 1866 vi fu un accenno di rivolta popolare fomentata da frange borboniche che sognavano un’impossibile restaurazione.
In questo periodo, alla lenta e progressiva scomparsa delle sciammeriche e del loro peso politico, non seguì una pensosa proposta del clero che avrebbe potuto rivolgersi con più attenzione ai problemi della povera gente che, abbandonata dai vari governi, sperò, seconda metà del 1800, nell’emigrazione interna ed esterna, unica alternativa alla sua sopravvivenza.
La prima, temporanea e stagionale, fu rivolta, come da consuetudine secolare, a paesi compresi per lo più nell’area meridionale.
La seconda, quasi sempre definitiva, avveniva tra nazione e nazione con riguardo soprattutto all’America del sud ove l’accesso era libero. Difficile era recarsi negli Stati Uniti occorrendo o un visto speciale o una richiesta di lavoro o la chiamata di un parente mallevadore. Pochissimi ebbero i requisiti per tale espatrio.
Poiché non si poteva fare affidamento su di un’economia agricola che non aveva prodotto ricchezze, soprattutto per la posizione geografica del territorio, per la sua altezza media, e la scarsa estensione, laboriosi e solerti concittadini crearono una Mormanno industriosa.
Alle vecchie imprese di sapore medievale quali le concerie, i caseifici, le fabbriche della cera, le tessiture al telaio si sostituì la produzione dell’energia idroelettrica (1895). Sorsero nuovi mulini che presero il posto di quelli ad acqua, lanifici, segherie. Alcune di tali attività proseguirono fino agli anni cinquanta del secolo scorso.
Un altro fattore di sviluppo culturale fu la presenza, a partire dalla seconda metà dell’800, della scuola elementare obbligatoria limitata al solo centro abitato e condizionata dalla mancanza di risorse che né lo Stato né la comunità, in verità molto povera, misero a sua disposizione.

XX secolo

Scarsissime se non assenti furono le provvidenze dei vari governi unitari.
Fu pure poco incisivo e a volte nullo l’apporto dato al paese dai suoi rappresentanti politici locali della fine dell’800 e della prima metà del 900.

La campagna per la conquista della Libia, la prima guerra mondiale che causò la morte di ben 108 concittadini tra cui il tenente Gaetano Alberti insignito di medaglia d’oro, l’epidemia della spagnola diffusasi nel 1918, produssero un ulteriore scoramento.

Un tentativo di aiuto fu dato al popolo ai primi del 1900 da un timido spirito cattolico locale. Il lungo viaggio attraverso il fascismo fu un cammino faticoso e penoso.

Il dopoguerra fu difficile. Tra il 1947 e il 1952 vi fu un consistente movimento migratorio verso il sud America, speranza di quanti, in tempi ancora incerti non credettero in una rapida ripresa.

Tale gita fu una vera delusione perché l’insicurezza politica di quelle terre e l’aumentato afflusso europeo, asiatico e africano non assicurarono lavoro e dignità.
Moltissimi dovettero adattarsi a svolgere attività precarie, umilissime, generiche e saltuarie.

Altri, scoraggiati per il fallimento, ritornarono più poveri di quando erano partiti.
Alcuni, più orgogliosi, fecero perdere le loro tracce, e morirono in estrema miseria.
In patria intanto la politica liberista tracciata da Einaudi, affidò ai privati la ricostruzione e attraverso un contenimento dei salari e soprattutto in virtù degli ingenti aiuti americani riuscì a far raggiungere all’industria, già nel 1949/50, i livelli dell’anteguerra.
Più tardi il boom economico portò benessere e il lavoro diventò una vera conquista sociale.

A Mormanno, tra la fine del 1950 e il 1970, il Pastificio D’Alessandro, primo modello di seria industria moderna, allontanò definitivamente fame e miseria.
Quanto è accaduto, a partire dagli anni ‘60 ad oggi, non è trattato nel presente schema storico perché merita una disamina attenta che sarà oggetto di un apposito lavoro.

Solo per fare qualche cenno voglio sottolineare che un’accesa politicizzazione ha caratterizzato gli anni 1970-2000 durante i quali pur se si sono costituite alcune realtà come il Consorzio di Bonifica e l’Ospedale, non si sono create quelle condizioni atte ad offrire lavoro a tutti i giovani che continuano ancora a cercarlo altrove impoverendo sempre più il paese di opere e di idee.

Avvenimenti che hanno determinato il progresso di Mormanno

I fatti che hanno contribuito ad accelerare il progresso di Mormanno, si sono tutti verificati a partire dal 1860.
Essi sono:

  • la fruibilità della strada statale 19 delle Calabrie in opera dal 1860 e il suo allacciamento alla costa tirrenica tramite il tracciato Mormanno-Scalea ;
  • l’utilizzo, a partire dal 1885, di un’apposita area cimiteriale;
  • l’uso dell’acqua potabile fin dal 1886, anno della costruzione dell’acquedotto ;
  • l’uso dell’energia generata da centrali idroelettriche locali, fin dal 1895 ;
  • il progressivo estendersi dell’obbligo scolastico e l’istituzione della direzione didattica governativa a partire dal 1914 ;
  • il collegamento ferroviario fatto per mezzo della linea Spezzano Albanese-Lagonegro, che favorì, a partire dal 1929, il trasporto su rotaia;
  • la nascita e lo sviluppo, tra gli anni 1960 e 1970 del Pastificio D’Alessandro, una delle più rinomate industrie del Mezzogiorno, unica in Calabria, che in anni difficili in cui regnava l’emigrazione la disoccupazione e la miseria, seppe riaccendere nel paese la grande speranza realizzando le aspirazioni della tradizione culturale e ponendosi in prima linea con le aspettative sociali che la giovane democrazia aveva codificato nella costituzione repubblicana

Opere realizzate tra il 1950 e il 2000 che hanno cambiato il volto della cittadina e la qualità della vita

  • La sistemazione delle scuole dell’obbligo in apposita area
  • Il servizio di scuolabus e l’eliminazione delle scuole di campagna. A tale realizzazione, per solo amore di verità, contribuii direttamente, essendo direttore proprio tra il 1974 e il 1975.
  • Il rifacimento della rete idrica e fognante
  • La nuova casa comunale
  • Il centro polifunzionale in località S. Biagio
  • La metanizzazione
  • La creazione di aree di parcheggio
  • La risistemazione del cimitero
  • Il rifacimento della viabilità interna
  • La viabilità rurale
  • L’illuminazione pubblica
  • L’elettrificazione delle campagne
  • I raccordi autostradali
  • La creazione della zona industriale Pantano
  • La strada Mormanno-Rotonda
  • La strada Mormanno-Orsomarso
  • La trasformazione e modernizzazione dell’offerta dei servizi (mercato coperto, ristrutturazione di molti esercizi di vendita, distribuzione del carburante)
  • La sistemazione dell’area ex Loggetta e la conseguente creazione di un ampio belvedere
  • Il marciapiede che consente la passeggiata lungo la statale
  • Il campo sportivo comunale
  • La pavimentazione e l’ornamentazione della Villa S. Rocco
  • La raccolta dei rifiuti solidi urbani
  • La creazione di un circolo anziani intitolato a ”Don Francesco Leone”
  • Interventi post terremoto sulla Matrice e progetto per il progressivo recupero delle altre cappelle

da Luigi Paternostro
Guida alla scoperta di una particolare area geografica comprendente dodici paesi del parco nazionale del Pollino con notazioni storiche un vocabolario dialettale etimologico ed una breve ricerca sulla flora e sulla fauna.