Mormanno

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Giochi di ragazzi

Le cavallètte

Un bambino, sorteggiato, funge da asino. Sta sotto, cioè si dispone piegato ad arco e con le mani che toccano quasi la punta dei piedi.
Gli altri iniziano a saltare, ripetendo una tiritera.
Chi sbaglia il numero o la corrispondente strofa, “va sotto”, prende cioè il posto del compagno. e si ricomincia a saltare con la solita prassi
Quando tutti hanno finito chi è rimasto “sotto” viene incoronato asino e ornato con un fazzoletto poggiato sulle spalle.
Il gioco è un ottimo esercizio all’aria aperto.
Non è in uso dagli anni quaranta.
Ecco le sequenze.

  1. monta la luna
  2. monta il bue
  3. monta la figlia del re
  4. monta il gatto
  5. raccogli formelle (ci si piega per terra nell’atto di raccogliere pietre da selciato )
  6. incrociature (si incrociano le gambe)
  7. tirolette (si fa un rapido giro su se stessi, cioè una piroetta)
  8. una culata
  9. di pernice
  10. palle, palline ed uova
  11. un uovo sodo
  12. me l’abbocco
  13. una fetta di pane e salame
  14. me la mangio
  15. tamburelli
  16. ti butto a mare
  17. una speronata (si dà un colpo, a mo’ di speronata, diretto al sedere)
  18. ti metto la sella
  19. la riprendo
  20. ti faccio asino, ciuccio e caputòstu (le parole sono rafforzative della qualità dell’asino che è ciuco e testa dura)

Giochi di adulti

La palla di ferro

All’inizio della primavera il tiepido sole invitava a passare più ore all’aperto.
Nell’immediato pomeriggio, in attesa di riprendere l’attività lavorativa, artigiani e negozianti si riunivano per dar vita al gioco della palla di ferro.
Dopo aver formato le squadre, cominciava il lancio della sfera e si partiva dalla punta d’a càsa per arrivare a scucchjavianòvi .
La palla, che pesava circa un chilo, seguiva il tracciato della strada che non essendo asfaltata opponeva una grossa resistenza.
I giocatori più abili cercavano di mandala nei solchi scavati dalle ruote che favorivamo uno scorrimento senza intoppi e più veloce.
I più forti riuscivano anche a lanciarla in aria e farla ricadere in determinati punti saltando così curve o ponti.
Il salto più lungo e difficile era il superamento del vallone del Crocefisso, che solo pochi riuscivano a fare.
Il corteo dei giocatori era seguito anche da altre persone che passeggiando commentavano. Noi ragazzi eravamo i raccattapalle ufficiali.
Lo spettacolo poteva svolgersi con tranquillità perché pressoché inesistente era il traffico.

da: Luigi Paternostro
Uomini, tradizioni, vita e costumi di Mormanno