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Il maiale

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Il poeta cosentino De Marco detto Ciardullo a proposito del maiale diceva: lu porcu è la ricchìzzi di la càsa

Anche per i mormannesi il maiale ha rappresentato la ricchezza della casa.
Si comincia anzitutto a comprare un bel rivòtu, cioè un maialino di almeno trenta chili, non un chirìddru, maialino da poco svezzato.
Per farlo ingrassare occorre sanarlo .

Si compra, come tempo massimo, alla fiera di S. Lorenzo, cioè il 10 agosto.
Poi bisogna assicurare la crescita che inizia proprio quando la vigna comincia a fornire quelle erbe che rinascono nei campi dopo la calura estiva. Fino ad ottobre il maiale abita in campagna. Dopo i Santi sale in paese ed occupa il posto non solo nella zìmma ma nel cuore di tutti e specialmente della donna che dovrà provvedere ad ingrassarlo.

Si instaura così un regime di economia familiare. Anzitutto non si butta più l’acqua lorda cioè quell’acqua che si ottiene dalla rigovernatura dei piatti e delle stoviglie.
Non si buttano nemmeno le prughìgghj, cioè le bucce delle patate e della frutta in genere. Non si butta nessun altro residuo del pranzo.
Poi, quando finisce quella appositamente conservata in casa, ove si fa il pane alla maniera antica, bisogna comprare la crusca.
Bisogna comprare il mais, le patate - quelle appositamente scartate per i maiali perché più piccole o rotte dalla zappa - la ghianda, le castagne.

Ognuna di queste operazioni richiede un modo e un tempo. Per esempio: le migliori patate sono quelle di Campotenese e allora bisogna rivolgersi al massaro Nicola; le migliori ghiande sono quelle di Filomato e allora bisogna chiederle al compare Francesco di Laino Castello...

E si arriva sotto Natale. Il maiale mangia, dorme e...ingrassa. Arrivano anche i primi freddi. A casa si comincia a parlare di morte. Aspettiamo fino a Sant’Antonio, dice la mamma ci farà la grazia di non far irrancidire il salame.
Va bene così, conferma la Zia. Saremo anche in carnevale e una bella sfrittuliàta non guasta!
I bambini sono preoccupati. I più grandicelli cominciano a leccarsi ...i baffi! Una bella sera si decide: dopodomani si fa festa!
Cominciano i preparativi. Bisogna andare da compare Nunzio a prendere ù scànnu , da compare Ntòniu a prendere ù pilatùru .
Il nonno dovrà preparare la legna per la grossa caldaia nella quale bollirà l’acqua.
Dovrà assicurarsi che la centra non sia fuori uso e poi c’è questo e quello e ancora...
Con calma farà tutto!
Pensate: ha già procurate le arance barattando con la papasirona due chili di patate per 10 pirtugàllii che nessuno ha visto, per fortuna!

Il giorno fatidico, prima dell’alba arrivano i macellai. Sono i chianghèri più esperti, quelli da sempre chiamati che conoscono anche la casa ed in essa sanno muoversi bene.
Portano i loro affilati coltelli e la cordicella - à sàvula - che servirà per imbrigliare il grugno del maiale, passandola fra i denti.
Mentre beatamente dormiva, con un rapido guizzo degli assassini, è immobilizzato. Fa solo a tempo ad emettere due o tre urla laceranti.
A quel lamento si svegliano i ragazzi, dai più grandi ai più piccoli, e accorrono in cucina, già piena di vapore acqueo e calda di fuoco.
Poco dopo arriva il morto e s’inizia la sua lavorazione.
Prima viene depilato e lavato. Poi, trovati i tendini delle sue zampe posteriori, viene appeso al gammèri , a testa in giù.

Comincia un’operazione alla quale assistono grandi e piccoli.
E’ il macellaio più anziano che procede.
Si comincia con lo spaccarlo davanti partendo dall’inguine e arrivando alla gola. Dietro poi si parte dalla coda e scende giù fino al collo.
La lama affonda nel lardo. Il nonno infila la mano nella fessura e ne misura lo spessore.
Binidìca dice! Ride! Si tolgono le fumanti interiora. Arriva comare Rosa con la cesta pronta per prendere li stintìni e portarli a lavare al fiume. Poi messi in acqua fresca con sale, aceto e due a tre arance, si sbòmmicanu e dopo due a tre giorni saranno pronti per insaccarvi la carne.
Sui glutei del morto si appendono i polmoni ed il cuore.
Sono intanto le dieci del mattino. Per oggi le operazioni sono terminate. Si pulisce la casa. Prima di mezzogiorno passerà don Nicola per la visita.
Solo la sera sarà consentito mangiare un po' di fegato arrostito se ve n’è rimasto!
Un poco è andato al dottore, un poco a chi ha prestato il pilaturu, un poco al compare dello scannu, un poco alla comare dell’acqua lorda… al compari sangiuvànnii , e…
Pure Amèricu , il calzolaio è passato a prendere le setole.

All’alba del terzo giorno ritorna il compare macellaio anziano e comincia a selezionare il maiale ormai completamente raffreddato.
Per prima cosa taglia la testa che posa sul davanzale col muso rivolto alla strada e con un’arancia tra i denti. Fa bella mostra di sé!
La casa comincia riempirsi di pezzi di carne.
Quella per la salsiccia, quella per la soppressata, quella da cucinare. C’è poi il lardo...ce n’è per tutti!
La casa ora è piena di gente: sono arrivati gli aiutanti.
Ci sono le vecchie zie, altri “esperti” e tutti comandati dal nonno che con un affilato coltello in mano, guida la banda degli scotennatori.
Dalla cucina viene un buon odore: con la pasta di casa - i rascatèddri - si mangerà parte della costata.
Ad un certo momento il nonno sparisce.
Quando riappare ha in mano un bel fiasco di vino novello.
Si mangerà pure il sangue, fritto con peperoni secchi e piccanti.
Che allegria. Dal morto risorge la vita!
La casa è piena di odori.
Per almeno una settimana si lavora sodo. Non si butta nulla. La cotenna si mette in salamoia. La sugna, la gelatina, e i ciccioli in appositi vasetti di creta..
Il maiale sfama e sfamerà tutti, parenti e vicini compresi.
Dopo il lavoro adulti e bambini, sotto l’ampia cappa del camino, mangiano la tiganàta e bevono un rosso bicchiere di vino generoso.
Comare Gànnina e le sue amiche intonano la canzone del Cupi-cupi.
La serata continua…

 

da: Luigi Paternostro
Uomini, tradizioni, vita e costumi di Mormanno