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L'occhiatura

La più accreditata delle credenze popolari attribuiva al malocchio, cioè all’occhiatùra, un male diffuso e soprattutto un gran male di testa.

Il malore tipico dei ragazzi proprio nel periodo primaverile, era causato da quelle infreddature derivanti dalle prime uscite, dai primi caldi e dalle prime sudate.

Allora veniva chiamata, in sostituzione degli inesistenti farmaci, la “comare dell’occhiatura”, cioè quella persona capace di mandar via il malocchio.
Veniva. Sedeva vicina al malato. Con una mano teneva il rosario e con l’altra cominciava a far segni di croce sulla fronte.
Se dopo un po’ cominciava a sbadigliare, il malocchio andava via: anzi più sbadigliava e più presto il paziente era liberato.
Tra uno sbadiglio e l’altro biascicava formule e frasi.
Si può sapere cosa dici? Non posso: il segreto si può svelare solo la notte di Natale!
La comare era anche capace di “fare i vermi”, cioè di fugare la verminosi, altro tipico male infantile.
Tritava aglio lo avvolgeva in un panno e dopo averlo più volte fatto annusare al paziente, lo poggiava sul suo ombelico e lì doveva restare per tutta la notte. Con aglio si strofinavano pure, nei casi più recidivi, anche le palme delle mani e dei piedi.
Una volta attesi la fatidica notte di Natale e fu così che comare A. mi svelò il repertorio.
Eccolo:

Dòmine subbìscu! Amènna . Trè sù stàti chi t’ànu aducchàtu: l’òcchi, lu còri e la màla vuluntà. Trè sù quìddri chi ti l’àna fà passà: lu Patri, lu Figgju e lu Spirdu Sàntu

Tre sono stati coloro che ti hanno fatto il malocchio: gli occhi malvagi e invidiosi della gente, l’impuro sentimento e la cattiva volontà. Tre sono le persone che dovranno guarirti: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. In questa formula è racchiusa tutta una tradizione culturale che affonda le sue origini nell’area mediterranea. Infatti la protofilosofia mette al centro della creazione una trilogia composta dalla Grande Madre affiancata da un paredro maschile con cui genera un figlio divino destinato a morire e rinascere in relazione al ciclo riproduttivo del grano e dei frutti della terra. Detta trilogia passò poi e nella religione indiana, ove troviamo la Trimurti composta da Brahma, il creatore, Vishnu, il conservatore e Siva il distruttore e rinnovatore del mondo, e in quella cristiana. La formula del malocchio deve essere quindi antichissima anche perché in essa si mescola oltre al cristianesimo anche una tradizione naturalistica come appare chiaramente nel primo recitato in cui si parla di occhi, sentimento e gente invidiosa, che sono tutti attributi essenzialmente umani e quindi naturali.

La giaculatoria si diceva tenendo stretta la mano del malato o un suo oggetto personale ad esempio un fazzoletto, una ciocca di capelli o altro e si ripeteva con insistenza. Le labbra si dovevano appena muovere e per nessuna ragione al mondo si doveva far sentire la sequenza.

da: Luigi Paternostro
Uomini, tradizioni, vita e costumi di Mormanno