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Tradizioni di primavera

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A fagòna

Gli antichi riti pagani confusi al cristianesimo affiorano anche nelle celebrazioni primaverili. I falò di S. Apollonia, 9 febbraio, di San Giuseppe, 19 marzo e dell’Annunziata, 25 marzo.
Due o tre settimane prima della ricorrenza i ragazzi andavano raccogliendo la legna. ‘A lìnna a lìnna à Sànta Billònia o à Sàn Gisèppi o à la Nunziàta questo era il grido che risuonava nei vicoli o quando si bussava alle porte.
Ogni vicinato aveva il suo falò.

‘U cummìtu

Il convito più importante è quello di San Giuseppe. Quando si dice ù cummìtu non può essercene un altro.
A mezzogiorno si aprivano le porte delle case ove s’era preparato.
Il pranzo, offerto a tutti gli intervenuti, consisteva in un piatto di pasta di casa i tagliulìni con ceci, un contorno di fagioli lessi, una porzione di baccalà fritto.
Raramente c’era il vino e la frutta.
Si proseguiva fino al termine delle scorte

La festa della Madonna della Catena

Ultima domenica di maggio
E’ la tipica festa della primavera che ricalca la tradizione pagana dei festeggiamenti in onore di Cerere, la bionda, la Flava Ceres romana.
Attraverso i campi in fiore si snoda una lunghissima processione.
Tra canti e suoni di fanfara, la Madonna portata a spalla rientrando nella sua dimora (sul portale leggiamo: O VIATOR CHE PASSI / PER QUESTA VALLE AMENA / FERMA I TUOI PASSI ENTRA / A SALUTAR LA VERGINE / MARIA DELLA CATENA / SE TU LE DICI UN’AVE / ESSA COI LACCI D’ORO / LIETA T’UNISCE A DIO) benedice la terra promettendo messi e frutti.

da: Luigi Paternostro
Uomini, tradizioni, vita e costumi di Mormanno