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La "tiganata" - La preparazione delle caldarroste
Portando il mouse sulle parole in dialetto appare la traduzione
Ai bordi del mercato S. Lorenzo, nel cuore di Firenze, un angolo tra l’incrocio
di via Fiume e via Nazionale è sempre occupato nel mese di dicembre da
un caldarrostaio.
Quando capito nei paraggi per recarmi in provveditorato, sopra pensiero e
con tanta fretta nelle gambe, quel buon odore di caldarroste mi trasporta, come
in sogno, nella mia vecchia cucina accanto alla fiamma del camino.
La sensazione dura pochi attimi bastevoli però a farmi rivivere una
parte non trascurabile della mia lontana e sperduta fanciullezza.
Stasera si farà la tiganàta! Il messaggio corre tra le mura
domestiche e tutti sono in attesa.
Non si sa come ma la voce giunge anche a comare A. a compare F. e moglie, e anche
a comare T.
E tutti piano piano arrivano all’ora stabilita.
Siedono attorno al fuoco che deve essere allegro e ben fornito di legna.
Si comincia a levare un po’ di buccia alle castagne, a castrarle, prima
di metterle nel tìgano e non farle poi
scoppiare.
Al bel fuoco intanto si accostano pure le pietre che messe ritte come soldati
attorno al ceppo intanto si riscalderanno e si porteranno poi nel letto impacchettate
in una carta blu, quella con cui i negozianti avvolgevano la pasta. Ognuno ha
la sua. Il nonno ha quella di piperno , lo zio si accontenta
di un tèstu , io del mezzo mattone.
Ma torniamo alla tiganata
Appena le castagne cominciano ad esser pronte è guerra.
Giù le mani, grida il nonno, non vedete che non sono cotte? Quando gli
sembrano pronte allora si leva il tìgano dal fuoco. Comincia un allungare
di mani e un lavoro rapido di sbucciatura. Per non bruciarsi le dita si soffia
allora sul pistiddru . Al calore
dei visi rossi e delle gambe caldissime perché rivolte alle fiamme fa
riscontro uno spiffero gelido e continuo dietro la schiena.
Fuori combattono gli elementi e il vento ulula sotto l’arco. Si mangia
con calma e con gioia mente zù Francìscu racconta la favola del
mondo sottano
e di quello sopranu ... Il fuoco non svampa più. Si prendono le pètre
e uno alla volta si va a dormire. Il letto, che ha per materasso il solo saccùni
, è più morbido di quello del Re.
La cucina rimane sola. Fuori nevica in silenzio. Anche Eolo dorme.
Un clacson squillante mi risveglia... Corri anche tu, le carte ti chiamano...Intorno
il freddo dicembrino di Firenze punge come una spada...
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