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La vendemmia

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Duminicadìa vignignàmu! Domenica si vendemmia!
Ognuno si prepara a modo suo alla festa. La mamma starà attenta che sia spunzàtu il baccalà, che sia pronta la suprissàta , il...
La Zia avviserà le comari del vicinato, visibilmente dispiaciuta per la mancanza di cummari Rosa, morta, poverina il...

Sul nonno, novello Dioniso, grava tutta l’organizzazione e da lui dipende la riuscita della festa. Da almeno cinque o sei giorni sta curando alcuni importanti preparativi.
In campagna ha già abbunàtu i tini, tutti scridinùti e dato l’olio al torchio, à màchina.
Ha pulito la minzanèddra che servirà a misurare il vino.
Ha preparato corbe e corbelli di varie misure, ceste e spasòli ; ha potato tutti i tralci inutili per evitare che vi s’inciampi e levato, a colpi di forbici e di roncola, tutti i pilarrùni ed i vari tentacoli dei rovi, padroni, per tutta l’estate, del lìmmitu e ora, se non ridimensionati, invasori impertinenti della vigna.
A colpi di zappa ha pure appianato i sentieri e le stradine da percorrere con i carichi diretti alla grande tìna che fa bella mostra di sé nel magazzino e sulla cui capiente ed invecchiata pancia spicca un vecchio crocefisso ed una figurèddra della Madonna Addolorata insieme all’ormai secco rametto dell’ulivo pasquale.

I ragazzi. Non ne parliamo: sognano...
Non vedono l’ora di diventare padroni della vigna e liberamente mettere le mani sulle uve che hanno visto crescere ma che non hanno potuto mai prendere per l’accanita sorveglianza del nonno. L’àcina non si pizzulìa, pàri brùtta; quànnu vignignàmu putési mangià.
Voglio vedere la mia ficara e salirvi sopra; ed io voglio la mia. Ognuno ha nella vigna un albero proprio, suo coetaneo, piantato per lui appena nato. Quel fratello vegetale è più caro ed amico di un fratello, trattato con infinita cura e sognato.

Domenica! Quando arriva? Arriva, arriva...
La mamma si è alzata alle tre. In casa c’è un odore invitante ed irresistibile di baccalà e peperoni, di patate fritte, di polpette di carne, di tumascèlle , di sughi…. di...e di...
Alle sei, sveglia generale! Arrivano pure i vicini. Le comari più giovani in un battibaleno preparano la curòna e si caricano le ceste; ognuno porta qualcosa: Fra i tanti oggetti fanno spicco i panàri .

Quale strada si percorre? si va per la Costa, il Serrone e per Donna Bianca? E il nonno? È partito prestissimo. Aveva precisi compiti, tutti importanti e delicati che solo lui poteva e sapeva fare. Doveva aprire la tùrra , tirar fuori sul pèzzu le ceste grandi e i cofanèddri ; far più spazio possibile nel magazzino, ove c’è di tutto; andare a Minnàrra a prendere l’acqua di sorgente, mettere il vino in fondo al pozzo per esser poi bevuto fresco ed atto così a togliere l’arsura del caldo sole ottobrino, e, operazione più delicata di tutte, andare in anteprima nella vigna a tagliare le pizòrre più belle di quell’uva destinata ad appènnici da conservare poi fino a Natale ed oltre.
Facevano parte di questo taglio mattutino le uve che rappresentavano le varietà più antiche e che avevano resistito a tutte le filossere diventando tutt’uno con l’ambiente. Erano le cuagghjàne dai bellissimi e saporitissimi chicchi neri e turgidi, ‘a cuagghjàna còcchi tùnna, dalle gote rotonde; i muscatèddri dorati e dolcissimi; ‘u lunguvàrdu, la ‘ngròia, il delicatissimo e profumatissimo ducicèddru, vitigni ormai non più esistenti, sostituiti ormai dai nerelloni d’Avola, dagli imprecisati zibibbi, dalle uva Italia e da tutte quelle varietà propagandate e divulgate, che difficilmente si adattano al clima di Mormanno. Tutti i pàstini e pastinèddri fatti con vitigni di importazione, hanno fatto e fanno una brutta fine.

Ma...dal ponte di Settiluci si sente il rumore della sopraggiungente schiera. Tra poco comincerà la festa.
Il nonno ordina: dovete cominciare da vàsciu e poi salire in modo che da ultimo resti da fare la vigna vicina alla casa che è poi la parte più comoda perché in piano, e poi perché...le distanze andranno accorciandosi e la fatica sarà anche proporzionale alla stanchezza. Che filosofo!

Cummari Minù dice, stai attenta ai guagliòni ; ai più grandicelli è fatto obbligo di raccogliere tutti i chicchi che cascano per terra: è peccato lasciarli!
A tutti raccomanda di non far cadere nei corbelli o lasciarvi per dimenticanza forbici e coltelli...le comari più giovani trasportino i cesti pieni... Ha un gran da fare! E’ una bellezza! Ogni tanto comare Maria ci tìra ci tìra ‘nù sc‘chintìddru , cui segue il coro dell’intera compagnia. Alle nove la mamma chiama: sa, a mangiare, è pronto l’àgghju !
Dopo si continuerà. Dove sono arrivati? mi chiede il nonno. Ancora sono a la ‘mparètta di vàsciu , vicino a lu culòttu ... Ride: è contento. Sa che c’è tanta vigna da sforbiciare, c’è ancora la prugulàra , c’è tanta buona uva. Si siede. Guarda la tìna che è quasi a metà: binidìca , dice. Pensa al freddo e al gelo patiti in gennaio e febbraio quando potava, al sudore dei mesi estivi quando spilagrava , nzurfaràva e pompiàva ...S’appisola.

Nonno, nonno!, lo sveglia Pinuccio. Cos’è?, che ora è? Sono circa le...E gli altri dove sono?

La tìna è piena fino all’orlo, è cùrma !.
L’uva raccolta è tanta che deve essere poggiata nel tinèddru .
Il sole è ancora alto nel cielo. Ci si mette di nuovo a tavola. Si mangia poco. Dopo l’àgghju appetitoso e abbondante, l’uva, i fichi, i pircòchi , la pancia è ormai piena.
Siamo quasi alla fine. Mentre il nonno parla con cumpàri Francìscu predisponendo il lavoro del giorno dopo e cioè lu scarpisamèntu .
La mamma ha rimesso tutto in ordine e tutti sono pronti per il rientro.

Cominciano ad allungarsi le ombre. Alla Madonna della Catena il sole è già salito all’altezza di Mungirivèri .
Quando si giunge alla Luggètta , spunta la falce di luna del suttìli d’ottobre seguita dalla lucentissima Venere.
Al prossimo anno. A domani per il nonno e cumpàri Francìscu che prima di accingersi a scarpisà , faranno insieme un giretto d’ispezione alla ricerca di oggetti smarriti, di chicchi non raccolti, di qualche illusa pizòrra ancora nascosta tra i rossicci pampini, lasciando, per ora, indenni gli immancabili graccioppuli sulle spàddri più alte ed intrecciate, in attesa di far felici più in là i ragazzi che verranno a raccoglierli, nella imminente e prossima statièddra di Santu Martinu insieme alle castagne ’nzèrte , sicuramente mature per allora.

 

da: Luigi Paternostro
Uomini, tradizioni, vita e costumi di Mormanno